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Rientro a scuola, l’82% dei presidi boccia il Governo: cosa cambia tra il 7 e l’11 gennaio?

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Sono ore di ansia quelle che stanno vivendo gli 8.200 istituti scolastici italiani. In particolare, i capi d’istituto sono in fervente attesa del decreto legge che il Governo si appresta ad emanare, sulla base di quanto deciso nell’infuocato Consiglio dei ministri svolto nella notte: l’obiettivo è pubblicare in giornata le Circolari interne sulla gestione dei prossimi giorni, con conseguenti comunicazioni sul da farsi alle famiglie e agli studenti. Nel frattempo, gli stessi dirigenti scolastici masticano amaro. E bocciano le azioni messe in campo dal Governo.

Il sondaggio Cisl: solo il 16,7% dei presidi apprezza

Da un sondaggio della Cisl Scuola – che ha intervistato i dirigenti scolastici degli istituti superiori – il 31,6% degli intervistati ha reputato a per nulla efficaci le misure messe a punto dall’esecutivo, il 51,2%, poco efficaci e appena il 16,7% davvero efficaci. In pratica, solo una sparuta parte di presidi è soddisfatto dell’operato del Governo per preparare il ritorno a scuola.

Sulla Didattica Integrata le risposte dei dirigenti evidenziano un elevato tasso di coinvolgimento degli studenti, pur rimanendo le difficoltà legate a carenze di connettività e di strumentazione, e merita un’attenta considerazione il fatto che i dirigenti la ritengano non solo una risorsa che ha consentito di far fronte al lockdown, ma anche un’esperienza che ha prodotto una crescita professionale, utile dunque anche oltre l’emergenza.

Preoccupante, infine, la percentuale di chi ritiene insufficiente la dotazione di personale per garantire un servizio articolato in turnazioni: il 51,2% dichiara di non avere un numero di collaboratori scolastici sufficienti, ma la percentuale diventa ancor più alta (65,1%) se si escludono dal conteggio le scuole (21 %) i cui dirigenti dichiarano di non prevedere turnazioni.

Gissi: dialogo assente

“È di tutta evidenza – commenta Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola – che ai tanti prevedibili problemi saranno le scuole a dover far fronte, come sempre, senza efficaci supporti esterni. Un discorso che riguarda non soltanto le superiori, ma anche tutte gli altri gradi di scuola che da settembre lavorano in presenza”.

“Intanto – conclude la sindacalista Confederale – l’assenza di dialogo e di ascolto contribuisce ad alimentare incertezze e incomprensioni che rischiano purtroppo di accompagnare inevitabilmente la ripresa delle attività didattiche”.

Giannelli sul “tira e molla” tra Governo e Regioni

Sulle decisioni governative che mutano in continuazione è severo anche il giudizio del presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: “Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo. Come le loro visioni possano essere così distanti se si basano sugli stessi dati. Riprendere la frequenza il 7 o l’11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti”, ha detto il leader Anp.

Secondo Giannelli, “se il rapporto dell’ISS attesta che le scuole, dove le mascherine vengono indossate e tutte le regole di distanziamento vengono rispettate, non sono focolaio di contagio, dobbiamo avere il coraggio politico di far tornare gli studenti in presenza. E se il problema è quello del trasporto pubblico, allora lo si deve riorganizzare o potenziare di conseguenza e senza indugi. Siamo tutti stanchi di polemiche politiche che a volte sembrano pretestuose”.

“Oggi sono stati diffusi i risultati di un sondaggio di “Save the Children” che – ha continuato il sindacalista – ci racconta una generazione di studenti stanca, preoccupata, ansiosa che ha la sensazione di aver sprecato un anno e che pensa di pagare in prima persona il prezzo dell’incapacità degli adulti nella gestione della pandemia. Non possiamo far pagare a questi ragazzi un prezzo così alto”.

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