Home Didattica DDI, ecco perché ridurre l’unità oraria

DDI, ecco perché ridurre l’unità oraria

CONDIVIDI
[pro_ad_display_adzone id=65073] [pro_ad_display_adzone id=102364]

In questi giorni molto complessi per la scuola, dove la didattica a distanza cui speravamo di dare un ruolo marginale rispetto alla didattica in presenza, la fa invece ancora da protagonista, non solo per le scuole superiori, si fanno spazio dubbi, perplessità, domande, specie di tipo organizzativo.

Una di queste: perché ridurre l’unità oraria da 60’ a 45’ o 50’?

La web serie Indire

Lo spiega bene Amanda Ferrario, Dirigente Scolastica dell’ I.T.E. Tosi di Busto Arsizio, in uno degli appuntamenti web Indire dedicati alla Didattica Digitale Integrata. Nell’ambito della web serie I fondamenti della DDI la Dirigente afferma:

“La DDI è una didattica diversa, è chiaro che la metodologia deve essere innovativa, ma bisogna rispettare tempo e distanza. Stare dietro lo schermo è impegnativo e manca la relazione col gruppo dei pari. Se mi distraggo in classe lo faccio a cuor leggero perché avrò il mio compagno ad aiutarmi, ma a casa ciò che perdo è perso, segno di una solitudine molto forte.”

Una relazione “allentata”, quindi, quella dietro lo schermo, che necessita di strategie e tempi didattici propri e di maggiori momenti di recupero, anche per sentire un compagno al telefono e recuperare informazioni, energie mentali, capacità di attenzione.

Continua la Dirigente: “Lo studente davanti lo schermo fa più fatica a entrare in relazione con i compagni e con gli studenti.”

E lo stesso vale per l’insegnante: “Lo schermo è freddo e io docente non mi accorgo con facilità della stanchezza dei ragazzi o del loro livello di distrazione.”

E laddove non è possibile accorgersi di una stanchezza, è più utile fare una pausa e mettere tutti in condizione di recuperare. Insomma, la riduzione dell’unità oraria è anche una scelta di inclusività, non solo uno strumento per ottimizzare i tempi della didattica.

La scuola della DDI va ripensata nell’ottica di essere resa più smart, fruibile, veloce, orientata al compito e agli obiettivi. Si perde in relazione? Certo che sì, sebbene anche su questo fronte pedagogisti ed esperti di didattica lavorino da tempo mettendo a punto strategie ad hoc

Linee guida sulla DDI

Ad ogni modo, non a caso, le indicazioni ministeriali suggeriscono di prevedere sufficienti momenti di pausa e di variare il compito, alternando la modalità sincrona con quella asincrona per consentire di ottimizzare l’offerta didattica con i ritmi di apprendimento.

Sulle linee guida sulla DDI si legge: Nel corso della giornata scolastica dovrà essere offerta, agli alunni in DDI, una combinazione adeguata di attività in modalità sincrona e asincrona.

Nella strutturazione dell’orario settimanale in DDI, è possibile fare ricorso alla riduzione dell’unità oraria di lezione, alla compattazione delle discipline, nonché adottare tutte le forme di flessibilità didattica e organizzativa previste dal Regolamento dell’Autonomia scolastica.

Quanto ai tempi minimi di lezione…

Scuola del primo ciclo: assicurare almeno quindici ore settimanali di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo classe (dieci ore per le classi prime della scuola primaria), organizzate anche in maniera flessibile, in cui costruire percorsi disciplinari e interdisciplinari, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccolo gruppo, nonché proposte in modalità asincrona secondo le metodologie ritenute più idonee.

Scuola secondaria di secondo grado: assicurare almeno venti ore settimanali di didattica in modalità sincrona con l’intero gruppo classe, con possibilità di prevedere ulteriori attività in piccolo gruppo nonché proposte in modalità asincrona secondo le metodologie ritenute più idonee.

[pro_ad_display_adzone id=78598]